Lo Stato paga davvero: 207 milioni di indennizzi Pinto in un anno
Andrea Curcio · Roma

L'obiezione che sento più spesso
Quando spiego a qualcuno che ha diritto a un indennizzo per la lentezza della sua causa, la risposta è quasi sempre la stessa: «Sì, ma tanto lo Stato non paga».
È una diffidenza che capisco, e che per anni è stata anche fondata: chi otteneva un decreto Pinto poteva aspettare anni prima di vedere i soldi, al punto che qualcuno ha dovuto fare un'azione esecutiva contro il Ministero per incassare quello che un giudice gli aveva già riconosciuto.
Quella diffidenza però oggi si scontra con dei numeri, e i numeri li pubblica il Ministero stesso.
207 milioni di euro erogati al 31 dicembre 2025
Secondo i dati diffusi dal Ministero della Giustizia, al 31 dicembre 2025 il bilancio dei pagamenti a titolo di equa riparazione è questo:
- 121,3 milioni di euro erogati dalla sede centrale del Ministero attraverso il progetto PintoPaga, per oltre 60.000 posizioni liquidate;
- 86,1 milioni di euro liquidati dalle Corti d'Appello nella gestione ordinaria, per oltre 41.000 posizioni;
- un impatto economico complessivo di oltre 207 milioni di euro in un solo anno.
Il dato è pubblicato dal quotidiano del Ministero della Giustizia: Legge Pinto, al 31 dicembre erogati 207 mln di euro.
Sono oltre centomila persone pagate in dodici mesi. Non è una promessa di qualcuno che vende un servizio: è la rendicontazione di chi quei soldi li ha versati.
Cos'è cambiato: da pratica cartacea a procedura digitale
Il cambio di passo ha un nome, PintoPaga, ed è partito a gennaio 2025 come progetto del dipartimento per gli Affari di giustizia con un obiettivo dichiarato: azzerare in due anni l'arretrato dei pagamenti dovuti per irragionevole durata dei processi.
Il meccanismo che l'ha reso possibile è banale e per questo efficace: le istanze si presentano su una piattaforma, la SIAMM, invece che con la trafila cartacea di prima; una task force dedicata si occupa esclusivamente delle liquidazioni; i pagamenti sono tracciabili e vanno su conto corrente.
Il Ministero rivendica anche un effetto di sistema: meno contenzioso di recupero, meno carico sugli uffici, gestione ordinaria più sostenibile per le Corti d'Appello. Tradotto per chi aspetta: la coda davanti a te si è accorciata.
Cosa significa se la tua causa dura da anni
Significa che il ragionamento «tanto non me li daranno mai» oggi non regge più il confronto con i fatti. Chi ottiene un decreto entra in un percorso che nel 2025 ha pagato oltre centomila posizioni.
Significa anche che il momento conta. Il progetto ha un orizzonte definito, e la finestra per chi ha decreti arretrati si chiude il 30 ottobre 2026: dopo quella data il diritto al pagamento decade per chi non ha presentato istanza. Ne abbiamo scritto nel dettaglio nella guida su SIAMM PintoPaga e la scadenza del 30 ottobre.
E se la causa la stai ancora aspettando, il primo passo è capire se hai già superato i termini di ragionevole durata. Sono tre anni per il primo grado civile, due per l'appello, uno per la Cassazione, sei anni per le procedure concorsuali: li abbiamo messi in fila nella guida ai termini.
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Una precisazione onesta
Questi numeri dicono che lo Stato sta pagando gli indennizzi già riconosciuti. Non dicono che ottenere il decreto sia automatico, né che i tempi della Corte d'Appello siano diventati brevi: quelli restano quello che sono, e variano molto da distretto a distretto.
Servono a rispondere a una domanda precisa — «se vinco, poi i soldi arrivano davvero?» — e la risposta, oggi, è documentata.
Domande frequenti
Quanto ha pagato lo Stato per la Legge Pinto?
Oltre 207 milioni di euro al 31 dicembre 2025, secondo i dati del Ministero della Giustizia: 121,3 milioni tramite il progetto PintoPaga (oltre 60.000 posizioni) e 86,1 milioni liquidati dalle Corti d'Appello nella gestione ordinaria (oltre 41.000 posizioni).
Se ottengo il decreto, in quanto tempo mi pagano?
Dipende dalla posizione e dal canale, ma la digitalizzazione delle istanze e la task force dedicata hanno ridotto sensibilmente i tempi rispetto al passato. Il progetto PintoPaga nasce proprio per azzerare l'arretrato dei pagamenti entro due anni dal suo avvio, che è stato gennaio 2025.
Ho un decreto vecchio mai incassato: sono ancora in tempo?
Se il decreto è stato emesso tra il 2015 e il 2022 devi presentare istanza sulla piattaforma SIAMM entro il 30 ottobre 2026, a pena di decadenza dal diritto al pagamento. È la scadenza più urgente in questa materia.
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